Lingotto fiere. EXPOCASA 2012


2-11 marzo 2012 Torino EXPOCASA
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CioccolaTO 2012


http://www.newseventsturin.net/cioccolato-la-fiera-del-cioccolato-a-torino/

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Турин фестиваль шоколада Чоколато. Dopo il successo dell’edizione 2011 con 500mila visitatori, confermato il format della dolce kermesse torinese, con un rinnovato coinvolgimento degli operatori locali e la volontà di farne uno degli eventi turistici di punta della città

O ci vai o ci sei: sarà questo il claim dell’edizione 2012 di Cioccolatò, la manifestazione che la Città di Torino dedica al cioccolato per il nono anno (il secondo dell’organizzazione Apice Srl), in programma dal 2 all’11 marzo prossimi.

Un chiaro invito a non mancare, che si sia torinesi o turisti, perché è un’occasione imperdibile di conoscere il cibo degli dei, di approfondire la tradizione cioccolatiera di Torino e del Piemonte e di divertirsi con le tante iniziative proposte: incontri con gli esperti, degustazioni, attività culturali e di animazione, iniziative ludico-didattiche per bambini, legate al cioccolato made in Italy e internazionale.

E per trovare più facilmente la strada per Cioccolatò…basterà seguire la mappa stradale che, nell’immagine simbolo dell’edizione 2012, diventa insolito incarto del Gianduiotto piemontese, portando dritto dritto nel cuore della migliore tradizione cioccolatiera locale. Un’immagine curiosa e sorprendente che già da mesi accompagna la comunicazione di Cioccolatò.

Organizzato dal Gruppo Apice, Cioccolatò gode del patrocinio della Città di Torino, della Provincia di Torino, della Regione Piemonte, di UnionCamere Piemonte e della Camera di Commercio I.A.A. di Torino, oltre che delle principali associazioni di categoria, quali Ascom, Confesercenti, Cna, Confartigianato e Casartigiani.
Antica Cioccolateria di Monaco Il Pinguino
Antica Dolceria Bonajuto Italiana Liquori
Avidano L’Artigiano Perugino
Baratti Milano La perla di Torino
Barbero Cioccolato La Sirena Cioccolato
Basso V. Le delizie di Silvio Bessone
Bodrato Cioccolato Lindt
Caffarel Milka
Capitano Rosso Mondo Nuovo
Chocolaterie De Nuzzo Orsini Italdolci
Ciomod Pastiglie Leone
Costruttori di Dolcezze Perugina
D&G Mainero Peyrano Cioccolato
Dell’Agnese Maurizio Piazza de mestieri
Distillerie Bertagnolli Ravera
Dolci Libertà Sorrisi
Domori Sweet and Chocolate
Donna Elvira Turingianduja
Gattodolcione Valle del Sole
Icam Venchi
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Domenica libera dal lavoro.


Torino 4 marzo 2012 piazza Carignano

«Oggi non fare shopping! La domenica non ha prezzo». È l’invito ai cittadini dei lavoratori del commercio di Cgil, Cisl e Uil che hanno aderito alla «Giornata europea per le domeniche libere dal lavoro», promossa dall’European sunday alliance, in programma domani. All’iniziativa ha aderito anche la Confesercenti. In molte piazze d’Italia (da Torino, Milano a Bari, da Padova a Bologna, da Reggio Emila a Firenze), i lavoratori distribuiranno volantini che spiegano le ragioni della manifestazione. Iniziative originali sono previste a Modena, dove all’uscita della Messa in Duomo sarà distribuito un volantino con scritto «Grazie di essere qui (e non all’ipermercato»).

A Bolzano, Curia e sindacati hanno diffuso un manifesto in tre lingue (italiano, tedesco e ladino), per disincentivare la spesa domenicale.

La protesta dei lavoratori italiani è rivolta, in modo particolare, a contrastare una norma contenuta nel decreto «Salva Italia» del governo Monti. Nello specifico, l’articolo 31 prevede la possibilità di tenere aperti negozi e supermercati 24 ore su 24 e sette giorni la settimana. Un provvedimento che, secondo Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil «non contribuirà ad aumentare né i consumi né l’occupazione nel settore».
«Già in questi anni — si legge in una nota — le maggiori aperture nel commercio non hanno affatto prodotto un incremento di occupazione e tanto meno di occupazione stabile, ma l’occupazione in questo settore ha vissuto e vive una forte condizione precaria e scombinata, frammenti di lavoro, tanta flessibilità — ai confini con la precarietà — e tanto lavoro a termine. Si continua ad alimentare la spirale della precarietà aggravata dal rischio di peggioramento dell’organizzazione del lavoro a partire dagli orari e dai turni trascinando anche il peggioramento delle condizioni economiche».

Secondo l’Osservatorio nazionale sul commercio, nel 2010 in Italia la grande distribuzione organizzata (Gdo) contava 18.976 punti vendita per una superficie totale di 20.913.725 metri quadrati e 369.861 addetti. Circa la metà del mercato è costituita da supermercati che, sempre nel 2010, erano 9.655, con una superficie di vendita di 8.572.281 metri quadrati e 173.248 addetti. Tra le regioni, quella con il maggior numero di supermercati è la Lombardia, dove ne sono stati aperti 1.572, con una superficie di vendita di 1.617.113 metri quadrati e 36.545 addetti. Proprio dalla Lombardia — dove già le leggi regionali davano la possibilità di aprire per 25 o 26 domeniche l’anno, rispetto alle 13 delle norme nazionale precedenti l’intervento del governo Monti — è partita la battaglia contro le aperture domenicali, che ha coinvolto anche il Consiglio regionale.

«Anche su iniziativa del sindacato — spiega il segretario generale lombardo della Fisascat-Cisl, Giuseppe Foti — il Consiglio regionale ha approvato una mozione che impegna il presidente Formigoni a presentare ricorso alla Corte costituzionale contro il decreto del governo che consente la completa liberalizzazione degli orari di apertura. Il ricorso è stato presentato in questi giorni e l’esempio della Lombardia è stato seguito anche da Toscana e Veneto».

L’auspicio di Foti è che, anche grazie alla mobilitazione di domani, si faccia largo nel Paese un sentimento contrario al lavoro alla domenica, che «deve restare la giornata dedicata alla famiglia». Anche quella di chi nei centri commerciali ci lavora ed è spesso costretto a fare i salti mortali per vedere coniugi e figli. Per la maggior parte si tratta di donne. Limitandosi ai supermercati, rispetto a un totale di 173mila addetti, 70.202 sono uomini e 102.798 donne.

«Da sempre — si legge nel volantino del sindacato che sarà distribuito ai cittadini — la nostra azione sindacale propone una conciliazione concreta dei tempi di vita e di lavoro che, queste aperture continue, rendono ormai difficile. Tutto ciò in presenza di una forte carenza di servizi per aiutare la famiglia in particolare nei giorni festivi».

NO F 35


Perchè bisogna dire NO al cacciabombardiere F-35 Joint Strike Fighter
Anche se il Governo tiene bloccata da tempo (almeno dalla fine 2009) la decisione definitiva, l’Italia a breve potrebbe perfezionare l’acquisto dei cacciabombardieri d’attacco Joint Strike Fighter F-35. Il nuovo annuncio del Ministro Di Paola di riduzione a 90 esemplari non significa nulla: nessun contratto è ancora stato firmato e possiamo quindi fermare completamente questo acquisto (anche perchè la proposta rimodulazione della Difesa deve passare per una discussione parlamentare)

Quello del caccia F-35 è un programma che ad oggi ci è costato già 2,7 miliardi di euro ne costerà — in caso di acquisto di 131 aerei — almeno altri 15 solo per l’acquisto dei velivoli, che potrebbero scendere a 10 miliardi con una riduzione a 90 (il prezzo unitario si alzerà, secondo l’azienda produttrice Lockheed Martin). Complessivamente arriveremo arrivando ad un impatto tra i 15 e i 20 miliardi nei prossimi anni. Senza contare il mantenimento successivo di tali velivoli.
Siamo quindi in gioco, come partner privilegiato, nel più grande progetto aeronautico militare della storia, costellato di problemi, sprechi e budget sempre in crescita, mentre diversi altri paesi partecipanti — tra cui Gran Bretagna, Norvegia, Olanda, Danimarca e gli stessi Stati Uniti capofila! — hanno sollevato dubbi e rivisto la propria partecipazione. In questo periodo di crisi e di mancanza di risorse per tutti i settori della nostra società, diviene perciò importante effettuare pressione sul Governo italiano affinché decida di rivedere la propria intenzione verso l’acquisto degli F-35, scegliendo altre strade più necessarie ed efficaci sia nell’utilizzo dei fondi (verso investimenti sociali) sia nella costruzione di un nuovo modello di difesa. L’esempio del programma Joint Strike Fighter deve quindi servire come emblema degli alti sprechi legati alle spese militari e della necessità di un forte taglio delle stesse verso nuovi investimenti più giusti, sensati, produttivi.

Per questo noi diciamo:

NO allo spreco di risorse per aerei da guerra sovradimensionati e contrari allo spirito della nostra Costituzione
SI all’utilizzo di questi ingenti risorse per le necessità vere del paese: rilancio dell’economia, ricostruzione dei luoghi colpiti da disastri naturali, sostegno all’occupazione

NO alla partecipazione ad un programma fallimentare anche nell’efficienza: il costo per velivolo è già passato (prima della produzione definitiva) da 80 milioni di dollari a 130 milioni di dollari (dati medi sulle tre tipologie)
SI all’investimento delle stesse risorse per nuove scuole, nuovi asili, un sostegno vero all’occupazione, l’investimento per la ricerca e l’Università, il miglioramento delle condizioni di cura sanitaria nel nostro Paese

NO al programmi militari pluriennali e mastodontici, pensati per contesti diversi (in questo caso la guerra fredda) ed incapaci garantire Pace e sicurezza
SI all’utilizzo delle risorse umane del nostro Governo e delle nostre Forze Armate non per il vantaggio commerciale dell’industria bellica, ma per la costruzione di vera sicurezza per l’Italia

NO al soggiacere delle scelte politiche agli interessi economici particolari dell’industria a produzione militare e dei vantaggi che essa crea per pochi strati di privilegiati
SI al ripensamento della nostra difesa nazionale come strumento a servizio di tutta la società e non come sacca di privilegi e potere

il vincitore di Sanremo Giovani arriva a Torino


8 Gallery — Lingotto
ALESSANDRO CASILLO
il vincitore di Sanremo Giovani arriva a Torino
venerdì 2 marzo 2012
alle ore 17,00 ad ingresso gratuito

Carnevale Piemonte Torino 2012 Foto e Video.


Carnevale Torino 26 febbraio 2012

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